In questo articolo vi propongo la mia personale recensione di FF7 Remake, con la doverosa premessa che questo è il primo Final fantasy che gioco, quindi durante la recensione non potrò fare un confronto diretto con il ff7 originale.
Dopo circa 45 ore a difficoltà standard , ho terminato l’avventura e le sensazioni complessive sul titolo sono più che positive. Sono rimasto colpito dalla direzione artistica del gioco che, propone momenti esilaranti a situazioni più riflessive ed intime, che mi hanno indotto spesso e volentieri alla riflessione. La nostra avventura inizia nei panni di Cloud, un soldier che attualmente lavora per l’Avalanche, organizzazione volta a opporsi allo strapotere della Shinra, che con il suo reattore detiene il potere economico e politico sulla metropoli di Midgard.
Nei primi momenti di gameplay ho avuto un riscontro super positivo dal sistema di combattimento, impostato come un ibrido tra un sistema a turni ed uno più action in tempo reale. Questo connubio è per molti versi il punto forte della produzione, infatti a difficoltà standard si intuisce subito che durante gli scontri bisognerà scegliere la strategia opportuna in base al nemico che ci trova davanti. Bisognerà amministrare al meglio pozioni, risorse e altri materiali per il recupero di diversi parametri.
Non basterà utilizzare l’attacco base, per avere la meglio negli scontri più impegnativi, il cui utilizzo però è fondamentale per caricare le barre atb, che una volta cariche ci consentiranno di usare abilità speciali e magie (quest’ultime collegate strettamente all’equipaggiamento e al reperimento di materie). Dovremo tenere d’occhio anche i punti pm, indispensabili per poter utilizzare magie più potenti e abilità particolari. Nell’economia degli scontri, ci ritroveremo a combattere da soli, come in gruppo insieme altri compagni di viaggio, ovvero Barret, Tifa ed Aerith, che verranno alternati per un massimo di 2, per stare al nostro fianco durante le battaglie.
A difficoltà standard sono stato piu’ volte felicemente costretto di dover alternare attacchi e abilità di tutti e tre i partecipanti al party, per poter raggiungere la vittoria. Quando per errore si usa un solo personaggio l’intelligenza artificiale degli altri due non eccelle in scelte strategiche e neanche di utilizzo di attacchi potenti: a mio modesto parere penso sia una scelta degli sviluppatori, il voler quasi costringere il giocatore a controllare quasi contemporaneamente le intenzioni d’attacco e difesa di tutti i personaggi. Ho impiegato un po’ tempo a gestire la velocità di spostamento della telecamera di gioco durante le fasi di scontro più concitate.
Il sistema di combattimento è quindi uno dei punti forti della produzione. Per quanto riguarda l’esplorazione del mondo di gioco, questa è per larghi tratti abbastanza lineare, ma non per questo meno piacevole. Durante l’avanzamento si avrà comunque, la possibilità di esplorare diverse zone di Midgard con maggior libertà e con diverse missioni secondarie a disposizione, utili per ottenere oggetti e potenziamenti vari, in un’ottica di aumento del livello. Alcune missioni secondarie però, si rivelano essere dei riempitivi, dato che la loro scrittura e svolgimento sembrano non essere strettamente legate alla missione principale in corso e il loro svolgimento avviene spesso e volentieri i zone visitate più volte durante lo svolgimento di altre missioni.
Altra nota dolente della produzione è la scarsa cura riposta nell’utilizzo di troppe texture a bassa risoluzione, anche in contesti e scenari di gioco del tutto non secondari (tenendo conto anche che ho giocato il titolo su una ps4 pro). Tutto ciò va a contrastare fortemente con la cura maniacale, con la quale sono stati realizzati i modelli dei personaggi e alcune ambientazioni principali.
Nota invece molto positiva è la fluidità riscontrata durante le fasi di gameplay più concitate, come esplosioni e combattimenti affollati, caratteristica che mi ha fatto chiudere un occhio sulle texture a bassa risoluzione.
Ho apprezzato molto la pulizia e la semplicità d’utilizzo dei menu, che aiutano ad orientarsi tra i diversi universi di potenziamento disponibili per ogni arma, che ogni personaggio può equipaggiare, con le informazioni a schermo utili a capire in che direzione sta andando il potenziamento da noi scelto.
In conclusione l’esperienza di gioco è stata molto gratificante grazie a un sistema di combattimento figlio di un concept ben congeniato ed una storia che mi ha coinvolto anche molto emotivamente, data la forte caratterizzazione di ogni personaggio e situazione proposta nella missione principale.
Forse una longevità inferiore del titolo e una maggior cura del comparto grafico, lo avrebbero reso meno inconsistente in alcuni suoi momenti narrativi e di gameplay. Un gioco che consiglio a tutti, anche a chi come me, non ha giocato l’originale e che magari apprezza la cultura giapponese e i giochi in cui il combattimento è uno dei piatti forti. Il mio voto finale è 8 .