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Remnant 2: Recensione su ps5

Remnant 2 è il sequel di Remannt from the ashes, videogioco sparatutto in terza persona che già mostrava i muscoli di un ottimo gameplay e di un discreto comparto tecnico. In questo secondo capitolo la grafica è stata affidata all’Unreal Engine 5, che rende il titolo più bello esteticamente rispetto al primo capitolo. All’inizio dell’avventura avremo la possibilità di creare il nostro personaggio, attraverso un editor che non brilla certo per profondità e libertà di scelta. Si passerà poi alla schermata della difficoltà, dove si potrà scegliere fra 3 livelli di difficoltà: sopravvissuto, veterano e incubo; mentre la difficoltà apocalisse è sbloccabile solo dopo aver concluso almeno una volta la campagna. Per la mia run come difficoltà ho scelto sopravvissuto, dato che anche con questa, il gioco risulta abbastanza ostico e impegnativo. Si tratta infatti di un titolo che si ispira ai souls, utilizzando meccaniche di gioco come la barra della stamina durante i combattimenti, delle boss fight che richiedono il più delle volte precisione e velocità nelle schivate. Pur essendo derivativo, in alcune sue meccaniche, il titolo riesce a mantenere una propria identità, sia al livello artistico che di gameplay. In realtà ci sono anche le armi da mischia, ma sinceramente le ho trovate molto meno efficaci rispetto alle ami da fuoco, soprauttutto quando vi ritrovate davanti un gran numero di nemici, che spesso e volentieri vi inseguono in ogni dove rendendo i tentativi di fuga il più delle volte azzardati e inutili. Il gioco poi offre la possibilità di scegliere fra diversi tipi di archetipi di personaggio, ognuno con caratteristiche proprie insieme anche ad una classe secondaria di appoggio.

Il titolo, poi per via dei suoi livelli che cambiano in modo procedurale e offrono qualcosa di diverso ad ogni nuova run, risulta essere estremamente rigiocabile, anche per la per possibilità di sperimentare con diverse build tra una run e l’altra. L’esplorazione del mondo di gioco risulta essere più stimolante e gratificante rispetto a quella del primo Remnant, infatti questa si sviluppa attraverso un level design di ottimo livello, con diversi dungeon complessi e curati in ogni aspetto, che spingono sempre di più ad esplorare per trovare risorse e segreti. Alcune volte l’avanzamento nel gioco è scandito da puzzle ambientali, che spesso non sono di semplice risoluzione, specie quelli situati nei dungeon secondari.

Oltre all’esplorazione, il punto forte della produzione rimane lo shooting, che è di alto livello e offre una sfida continua anche con nemici apparentemente più deboli. Ill livello di difficoltà si mostra più punitivo del dovuto, se non si trovano ami speciali e abbastanza forti. Il personaggio può equipaggiare anelli e amuleti, per avere dei bonus su alcuni parametri, mentre le armi possono equipaggiare una mod, che aggiunge un effetto aggiuntivo all’arma, il cui uso è spesso decisivo contro i nemici più forti. Lato grafico il gioco ha un ottimo colpo d’occhio, mentre lato ottimizzazione su PS5,c’è ancora da sistemare qualcosa, a causa di alcuni rallentamenti di frame rate durante gli scontri più concitati e con diversi effetti particellari a schermo. Questi rallentamenti però non sono cosi frequenti e perciò non rovinano in modo significativo l’esperienza di gioco. La storia del gioco è la parte che meno mi ha convinto della produzione, dato che a mio parere non viene raccontata con il giusto ritmo  se con una certa caratterizzazione dei personaggi. Certo, il gioco ti spiega molto della storia e del perché quel mondo post apocalittico è in rovina, ma pur amando l’ambientazione del titolo non sono riuscito ad entrare in empatia con la storia che mi veniva raccontata.

Nel complesso stiamo parlando di ottimo gioco che mi ha divertito più di tanti, capace di portavi via 30 ore per la prima run e altre decine per le run successive. Come voto all’intera esperienza di gioco do un 8 pieno, titolo consigliato per chi ama gli sparatutto e in generale i souls like.